Semi pronti a germogliare e il vizio di non dimenticare

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Fin da bambina i miei genitori e gli insegnanti che ho avuto la fortuna di incrociare lungo la strada mi hanno trasmesso valori e idee che sono per me il fondamento di ogni mia azione e pensiero. Certo, le occasioni e le esperienze di vita hanno fatto il resto, sedimentando in me la convinzione che i diritti umani vadano sempre rispettati e difesi.

Mi hanno insegnato che il colore della pelle non conta, che conta solo se si tratta di una brava persona o meno. Ero alle elementari quando la maestra ci fece imparare a memoria una poesia di Langstone Hughes, Anche io canto l’America. Ricordo il suo sguardo fiero quando la recitai davanti a tutta la classe, quel luccichìo indimenticabile. I primi semi antirazzisti erano stati piantati, sarebbero poi germogliati in me e avrebbero condizionato tutto il mio essere spingendomi a trasmettere quei valori ai miei figli.

Mi hanno insegnato, mia madre soprattutto, che bisogna avere rispetto di chi ne sa più di te perchè puoi solo imparare da lui. E i ‘professoroni’ che oggi vengono pubblicamente derisi e subiscono una gogna mediatica da ministri che invece dovrebbero tutelarli, sono persone che hanno studiato anni sui libri invece di bighellonare da una sede di partito all’altra in cerca dell’ennesimo nemico da inventare (prima i meridionali, poi gli stranieri, domani chissà?).

Mi hanno insegnato ad andare fiera della mia cultura, di girare il mondo a testa alta perchè dietro quel sapere si nascondono fatica, ore di studio e privazioni, ansia e delusioni, soddisfazione e gratitudine. Mi ricordo ancora gli occhi assonnati e il viso stanco di mia madre che si alzava alle cinque del mattino per andare al lavoro. Avrebbe potuto non farlo, restare a casa e non lavorare, ma aveva deciso di sacrificarsi per garantirci un futuro più dignitoso e più luminoso di quello che era capitatto a lei, perchè un giorno potessimo guardare dritto negli occhi chi avevamo di fronte consapevoli di esserne all’altezza.

Mi hanno insegnato, però, a non prendersi gioco di chi ne sa meno di te perchè la cultura a volte è una scelta ma a volte la sua mancanza deriva dalla privazione dei mezzi adeguati per raggiungerla e allora vale più guardare negli occhi una persona e comprendere quale sia la sua indole per confrontarsi con lei su questo livello invece che deriderla a priori perchè non ha un titolo di studio, perchè l’umiltà è il più grande dei valori e ad essa ci si deve aggrappare in ogni momento della vita per riuscire a guardarsi allo specchio senza vergognarsi.

Di tutto questo periodo buio, in cui si semina odio, infestato da atti politici vergognosi e un linguaggio infame e aggressivo, alla fine resteranno solo due sentimenti  che non riuscirò a scrollarmi di dosso: l’incredulità e l’amarezza di scoprire che le persone con cui sei cresciuta, che hai conosciuto e amato e a cui vuoi bene, quelle che sono nella tua vita da sempre, quelle incontrate decine di anni fa o solo l’anno scorso, quelle che in un modo o nell’altro hanno uno spazio nel tuo cuore, non condividono le tue idee. Anzi, le deridono e le combattono ogni giorno.

É una sensazione spiacevole che lascia l’amaro in bocca perchè ti chiedi dove sia finita la tua capacità di giudizio, come sia potuto accadere che tu non ti sia accorta di niente durante le riunioni di famiglia o le serate in loro compagnia, durante le feste o le ore di studio tra una chiacchiera e l’altra, i pranzi domenicali interminabili o l’ennesimo matrimonio a cui partecipare. Ti chiedi da dove sia spuntato fuori tutto questo astio, questo odio, questo razzismo.

Passerà, come sono passate le altre ondate xenofobe e razziste. E chi oggi  inneggia ai porti chiusi, al rogo per gli immigrati, chi li deride o li lascia affogare, sarà relegato nella silenziosa vergogna della propria condotta. Accadrà, la storia ce lo insegna e chi non fa che sbandierare con fierezza  e vomitevole prepotenza le proprie malsane idee sarà costretto a farlo nel buio di una cantina.

Nel frattempo, però, quelle sensazioni così crude, così vere, resteranno impresse a fuoco nel mio cuore. Perchè ho il vizio di non dimenticare.

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