Ma lo smalto no

Rosapercaso

Donna, partorirai con dolore e morirai su un’asse di legno in mezzo al mare e all’indifferenza e all’odio, e avrai accanto il corpo che avevi partorito.

Avrai una maglietta a righe e il corpo segnato dalle ore in acqua e la faccia all’ingiù, per non vedere e non essere vista, ma a nessuno importerà niente di te.

O forse ti salverai e sbatteranno il tuo viso stravolto in prima pagina, gli occhi ancora sgranati sul fondo dell’umanità, quando il mare e gli uomini ti avranno abbandonata a te stessa e poi neanche più a quello. Ma non importerà niente a nessuno.

A meno che tu non ti metta o non ti lasci mettere uno smalto rosso. Chi sei, tu, relitto portato dal mare, per osare tanta frivolezza. Come osi far tuo un simbolo di femminilità e ostentarlo sulle tue dita nere, che fino a poco prima stringevano un’asse e il…

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Ritorno a sud, alle radici

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Ieri mio padre, dopo qualche anno passato in Veneto, ha deciso di tornare in Puglia lasciandosi alle spalle l’altra metà del cuore.
Ha caricato la sua macchina (con una tecnica precisa degna degli ingegneri moderni) e a 71 anni ha percorso 800 chilometri da solo.
Ogni tanto lo chiamavo durante il viaggio, era pimpante, allegro. L’ultima volta che l’ho fatto mi ha risposto: ‘Sono a dieci chilometri da Foggia’ e c’era commozione nella sua voce, una felicità che ha commosso anche me perché puoi fare sacrifici per il bene dei tuoi figli ma il richiamo della tua terra è sempre forte; perché il cuore è dove sei nato e cresciuto; perché puoi andare anche in capo al mondo (come ho fatto io) ma il desiderio di tornare ti terrà sveglio, ti tormenterà fino al giorno in cui percorrerai la strada al contrario per riabbracciare quella terra a cui appartieni.
Oggi, ripensando alla sua vita, ai suoi sacrifici, all’immenso dolore per la scomparsa di mia madre, alle gioie arrivate insieme ai nipoti, continuo a commuovermi. Sono felice che abbia resistito fino a questo giorno, fiera dell’uomo che è e che è sempre stato: presente in ogni momento, resiliente e generoso, un uomo che ha fatto della sua bontà il proprio tratto distintivo e che ha trasmesso alle sue figlie con determinazione rappresentando per noi un modello di vita.
Gli ho scattato questa foto per immortalare il momento del ritorno, per ricordarne la gioia.
Questa terra ha di nuovo un suo figlio, orgoglioso delle proprie radici perché… la PUGLIA è un’altra cosa.

 

Siedi alla mia tavola

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Ho vissuto per 4 anni in un villaggio che accoglie ogni giorno stranieri e italiani in difficoltà. Ho visto queste persone arrivare con gli occhi lucidi, il volto teso, provato. Li ho visti trasformarsi in persone serene, quando si sentivano parte di un gruppo.
Mio figlio ha visto, giocato, parlato con persone il cui colore della pelle aveva tutte le sfumature possibili e non si è mai posto alcun problema. Anzi.
Ho conosciuto molti profughi, ci ho parlato, ho insegnato loro italiano, li ho fatti sedere alla mia tavola, abbiamo passato insieme bei momenti di festa, affrontato piccoli e grandi problemi giorno dopo giorno sentendomi ogni volta più ricca.
Alcuni dei miei più cari amici sono stranieri che vivono qui in Italia da vent’anni e che lavorano, sono persone oneste e rispettose del nostro paese.
Questo è quello per cui mi batterò sempre: dare alle persone una seconda possibilità. Non tutti hanno la fortuna di nascere nel paese giusto. Questo è il più grande insegnamento che mi ha lasciato mia madre.
Avevamo un ‘fratello’ adottato a distanza ed era una cosa che ci riempiva di orgoglio e allo stesso tempo ci sbatteva in faccia il fatto che non sei tu a scegliere la povertà, le carestie, le guerre. Semmai il contrario.
Facile decidere della vita delle altre persone quando hai tutto.

Non funziona così purtroppo per chi crede di mettere regole e paletti.

L’umanità non si ferma, non c’è ministro che tenga.

MI VIVI DENTRO: il dolore di chi resta, la forza della resilienza

MI vivi dentroSono convinta che alcuni libri debbano arrivare a te attraverso strade lunghe e tortuose, forse, ma troveranno il modo di raggiungerti. É quello che mi è accaduto con MI VIVI DENTRO, di Alessandro Milan.

Ho sentito parlare di Francesca del Rosso da mio marito. Avevo scritto qualche mese prima un libro sul forte legame tra due amiche quando lui mi ha parlato di un altro libro appena uscito che narrava una storia incentrata sullo stesso argomento, ‘Storia di due amiche per sempre’ (che poi ho letto e apprezzato). Quando è stato dedicato il premio La Baccante del Women’s Fiction Festival a Francesca del Rosso, incuriosita, sono andata a spulciare ogni cosa che la riguardasse. Ho scoperto la storia  di Wondy, le sue chemio-avventure, una storia tragicamente familiare per me avendo perso mia madre per un maledetto cancro al seno.

‘Sai chi era Wondy?’  Mi chiede mio marito un giorno mentre eravamo in auto in viaggio verso la nostra città natale.

‘Sì, certo’ rispondo.

‘Sai che le hanno dedicato una puntata di Il Falco e il Gabbiano su Radio24?’

Facciamo un passo indietro. Radio24 è la radio che fa compagnia a mio marito quando viaggia per andare al lavoro ogni mattina. La voce di Alessandro Milan lo tiene sveglio mentre è alla guida (o in treno) e lo induce a riflettere affrontando argomenti di attualità. Il Falco e Il Gabbiano è la nostra trasmissione radiofonica preferita che va in onda su Radio24, appunto, nel primo pomeriggio. Una trasmissione in cui si raccontano storie di personaggi e opere letterarie, di persone realmente vissute, di scrittori. In quei minuti la voce di Enrico Ruggeri ci affascina, ci fa stare bene e ci dona un pizzico di cultura in più (mio marito  scarica i podcast e li ascoltiamo durante i nostri viaggi). Una trasmissione che vantava tra i suoi autori proprio Francesca del Rosso-Wondy.

Ora, perchè vi racconto tutto questo? Perchè questa è la strada che mi ha portato verso MI VIVI DENTRO. Una serie di coincidenze che mi hanno fatto scoprire Wondy, Alessandro Milan e la storia del loro amore.

Mi ero fermata a Wondy. Poi ho scoperto che Alessandro Milan era suo marito. Mentre leggevo il blog di Francesca del Rosso-Wondy la ammiravo per il coraggio e la voglia che era riuscita a trovare mettendosi a nudo. Il suo era un racconto in prima persona, mia madre avrebbe potuto comprenderla più di tutte. Io no. Io avevo vissuto tutto attraverso di lei, con lei, ma non per lei. Comprendevo il suo dolore, ammiravo la sua resilienza, la forza che trovava ogni volta per affrontare una nuova condanna, una nuova infusione di chemio con le sue devastanti conseguenze ma quello che potevo raccontare era solo il dolore che provavo al suo fianco, la paura di vivere il suo stesso calvario data la familiarità della malattia.

Leggere MI VIVI DENTRO è stato un ritrovarsi, un ricevere all’improvviso comprensione non da chi vive indirettamente la tragedia della perdita, ma da chi la vive in prima persona. Alessandro Milan ha raccontato il dolore di chi vede soffrire la persona che si ama, il senso di impotenza, la voglia di spaccare tutto per quella che sembra un’ingiustizia bella e buona. Ma non si è fermato solo a questo. É andato oltre. Ha raccontato la voglia che all’improvviso si manifesta di prendere in mano la propria vita, dopo una simile esperienza, e trascinarla con decisione dove si vuole perchè in fondo oggi ci siamo domani chissà. Ha raccontato la forza della resilienza, quella forza che non sapevi nemmeno di avere e che invece hai e chi se ne frega di quello che pensano gli altri, io la mia vita la vivo come voglio. Ha raccontato del bisogno estremo di sorridere, continuare a camminare perchè chi si ferma è perduto e allora al diavolo le incertezze, i ma, i se, i forse. Ha raccontato della speranza che un giorno senti nascere dentro, dopo settimane, mesi passati nel dolore, quella gioia che ti sveglia sapendo che hai avuto la fortuna di avere accanto  a te una persona meravigliosa e che se qualcosa ti ha insegnato, questa persona, è quella di apprezzare la vita e goderne, di farlo a piene mani perchè è ancora bella, è sempre bella e hai delle responsabilità, certo, ma adesso hai anche gli strumenti utili per affrontare qualsiasi cosa perchè hai attraversato una tempesta, di quelle terribili, e ne sei venuto fuori. Più forte di prima.

Per cui, grazie Alessandro Milan.

Grazie per averci donato MI VIVI DENTRO. Un libro che non fa sconti di alcun tipo come la vita. Un libro che sbatte in faccia la verità come pochi. Un libro che mi resterà nel cuore perchè c’è del dolore che ci accomuna.

Grazie per aver raccontato la malattia sì, il dolore sì, ma soprattutto il DOPO che è forse il momento più difficile perchè finchè sei oberato di cose di cui occuparti, ospedali, visite, chemio, devi trovarla la forza ma quando tutto finisce e arriva quel DOPO devi ritrovare te stesso, quello che sei e quello che vuoi diventare. Devi dare un senso alla tua vita, dopo un dolore indicibile come quello, e continuare in quel modo a dar senso alla vita di chi non c’è più e di chi invece resta e conta su di te.

 

Dolci, decorazioni, to do list e un po’ di Wonder Woman

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Il primo compleanno è andato. Tiro un sospiro di sollievo e cerco di dimenticare lo stress (più fisico che emotivo) che ne è derivato. Sorrido pensando a quanto siano belle le feste di compleanno (soprattutto quando sono passate!). 😛

Non vedevo l’ora che arrivasse il primo compleanno della piccola peste ma dovevo aver rimosso, data l’età, quanto stress portasse con sé il dover organizzzare una festa di compleanno da SOLA.

La verità? Non so nemmeno come ho fatto a fare in modo di arrivare con la casa pulita, gli oddobbi sistemati, le pietanze in tavola e la torta pronta in frigo (opera della suocera, per fortuna). Se me lo chiedete, non so rispondervi. Sarà stato per quella capacità, tutta materna, che abbiamo nascosta da qualche parte (e che fortunatamente spunta fuori quando più ne abbiamo bisogno) di risolvere ogni sistuazione. Ma tant’è. Ce l’ho fatta tirando fuori la Wonder Woman che è in me (e in ogni mamma).

‘Complimenti!’ mi hanno detto gli invitati, sorridendo felici e rilassati. ‘Tutto buonissimo!’ Io ho educatamente ringraziato, memore delle peripezie che mi hanno fatto arrivare fino all’ora della festa e non per questo meno fiera di me stessa. Non sapevano loro, forse potevano solo immaginare. Io, mentre, sorridevo ripensavo alla mia to do list:

– fare la spesa (ingredienti per i rustici, la pizza, i dolci, tovaglia, tovaglioli, bicchieri, piatti, posate di plastica tutto rigorosamente rosa)

– comprare addobbi (festoni, palloncini, candelina e decorazioni per la torta)

-stirare (Stirare? Direte voi. Sì, stirare. Certo, mica i miei invitati dovevano girare per casa e imbattersi nella pila di biancheria da stirare che solitamente infilo nell’armadio in queste occasioni ma che avendo raggiunto proporzioni inimmaginabili quel giorno nell’armadio non ci entrava??? Quindi, sì, stirare.)

– sistemare casa (leggi: eliminare tutte le cianfrusaglie che normalmente alloggiano in ogni angolo della casa: vestiti, giocattoli, libri, cartella dello scienziato, fumetti, occhiali, cinafrusaglie di ogni tipo, persino quella pianta un po’ avvilita che giace in osggiorno e che è una prova schiacciante del mio inefficiente pollice verde).

-pulire casa (lavare pavimenti, spolverare in ogni dove, pulire i bagni. Tutte cose che faccio quando devo ma che preferirei non fare. Io scrivo, non posso perdere tempo dietro a queste cose, giusto?!).

-mettersi a cucinare (come ogni SANTO giorno. Sì. lo so. Devono pur nutrirsi lo scienziato, il marito e la piccola peste).

-preparare i rustici (un giorno prima della festa. Non posso fare tutto in un giorno!)

-preparare i dolci (presentando solo quelli che hanno superato il test di ‘Mamma in love’. Mica tutti, eh!)

-addobbare casa (gonfiare palloncini, fino a farsi venire un collasso polmonare, salire e scendere dalla scala per appenderli in ogni dove tanto per dare un tono di colore all’ambiente rischiando di perdere l’equilibrio un minuto sì e uno no).

-Infilarsi al volo nella doccia (un miracolo da quando è nata la piccola peste tanto che ogni volta mi stupisco di come sia possibile aver trovato il tempo per farla).

-sorridere, chiacchierare e rilassarsi (o almeno provarci!).

-svenire dopo aver salutato gli ospiti e aver richiuso la porta di casa.

-dopo essersi ripresa, indossare i panni di Cenerentola. Di nuovo (non finirà mai, lo so.).

Eh, sì, che belle le feste di compleanno, vero?

Come sempre, però, ne è valsa la pena! 🙂

 

Diario di una mamma imperfetta, il libro

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Ecco il mio work in progress. 🙂

Il libro di Mamma in Love: Diario di una mamma imperfetta.

La verità, nient’altro che la verità, sulla maternità. Non la solita favola che vi raccontano. Pensieri ingestibili di una mamma alle prese con figli, marito, casa, lavoro, sempre alla ricerca di un po’ di tempo per sé (che non trova mai) e di una perfezione irraggiungibile (che probabilmente non esiste) con un pizzico di autoironia, scatti d’ira e una vagonata di stress quotidiano.

COMING SOON!

Dai miei dolori ho imparato la gioia, Giulia Beyman. Un bel viaggio!

51dnis+cL2LAll’improvviso, scorrendo la homepage di Facebook, mi è apparsa la copertina del nuovo libro di Giulia Beyman, Dai miei dolori ho imparato la gioia (piccolo manuale per il cambiamento). Piacevolemente stupita per il cambio di rotta per un’autrice che seguo sin dall’inizio (Nora Cooper è uno dei miei personaggi preferiti in assoluto), ho acquistato il libro spinta dalla curiosità e dall’ammirazione per aver dimostrato coraggio nell’affrontare un percorso diverso da quello conosciuto.

Il suo libro già dal titolo sembrava volesse dirmi qualcosa. Ho cominciato subito a  leggerlo. Più leggevo, più non volevo smettere. Più leggevo, più mi ritrovavo nelle parole che Giulia Beyman aveva scritto (forse più per se stessa, per quella funzione catartica insita nella scrittura), mi ritrovavo in alcuni suoi vissuti, vedi la scomparsa della madre.

É stato un bel viaggio. Uno di quelli che arrivano al momento giusto. Uno di quei viaggi che non hai cercato ma che ti hanno rivelato il loro potere benefico man mano che lo facevi. Un viaggio che mi ha aperto gli occhi su molte cose, fatto riflettere su come trasformare il dolore in un’occasione, come fare delle scelte e trarre giovamento dalla possibilità e volontà di farle.

Un viaggio di cui, in questo momento della mia vita, in cui c’è una sorta di insoddisfazione di fondo e anche stanchezza fisica e psicologica, avevo ESTREMO bisogno.

Questo piccolo manuale, come lo chiama l’autrice, è davvero uno strumento efficace. Mi sono ritrovata, come dicevo, a seguire i consigli di Giulia, la Soul’s List ad esempio, la lista di quello che amiamo fare da appendere in un posto dove possiamo vederla sempre perchè è importante non dimenticare quali sono i nostri desideri, i nostri sogni. Mi sono ritrovata a ascoltare musica mentre sbrigavo faccende di casa – doveri a cui pur rimandando non ci si può sottrarre all’infinito. Ma, come ci ricorda l’autrice, cambia l’atteggiamento, la predisposizione mentale se per esempio ai compiti da svolgere si abbina qualcosa che ci piace fare.

Il messaggio che Giulia Beyman vuole fornire – un messaggio importante, importantissimo – è quello di aprirsi al cambiamento, di ascoltare la nostra anima, di non soffocare i nostri desideri più intimi anche se possono sembrare assurdi, inadatti, di guardarci dentro e seguire la strada che il nostro cuore ci indica. Solo dopo, con il tempo, capiremo che i nostri vissuti, gli eventi della vita che abbiamo dovuto affrontare e che ci hanno destabilizzato, sono stati dei passi necessari per portarci a vivere determinati momenti, per raggiungere quello che siamo.

Grazie, Giulia. É stato un bel viaggio che non dimenticherò.