Donne, difendete il vostro tempo

Rosapercaso

people-2582815_1280“Però difenditi i tuoi spazi. Se non lo fai tu non lo farà nessuno.”

È quello che avrei voluto dire a un’amica, ce l’ho avuto sulla punta della lingua per tutta la durata della conversazione, mentre lei mi raccontava che da qualche tempo si dedica soprattutto ai bambini e alla casa, e ha messo da parte il lavoro, per un po’. “Del resto è lui che porta i soldi a casa, adesso.”

“È un circolo vizioso” avrei voluto dirle. “Più tempo hai a disposizione, più coltivi il tuo lavoro, più frutti ti dà. Meno tempo dedichi alla tua attività, meno la coltivi, meno frutti ti darà.” Quante donne conosco che hanno iniziato sottraendo solo qualche ora al proprio lavoro, per poi essere inghiottite sempre di più dalle esigenze familiari. La routine domestica è un aspiratore impazzito, cattura il più vicino, senza distinzioni, e lo trascina nel proprio vortice di spese…

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Seduta al posto delle maestre

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Ieri ho scelto di essere una donna che scrive prima che una mamma.

Ho resistito al pianto nervoso di mio figlio di qualche giorno prima che, al pensiero che sua madre non sarebbe stata presente a una sua manifestazione, si è fatto prendere dallo sconforto.

Ho resistito ai sensi di colpa, che pure mi aggredivano di tanto in tanto.

Ho ignorato le voci interiori e gli sguardi di silenzioso rimprovero.

Per dieci anni non ho mai saltato nessuna delle recite, dei concerti, degli eventi in piazza organizzati dall’asilo, dalla scuola materna, da quella elementare di mio figlio. Sua madre c’è stata sempre e comunque. Avendo un lavoro autonomo, potevo gestire facilmente tutto. Questa volta, però, non ce l’ho fatta.

Questa volta ho inspirato a fondo e sono andata dritta per la mia strada. Avevo una presentazione da fare, fuori città e non poteva in alcun modo essere rimandata. Nè volevo farlo.

Mio figlio stava bene, superato il primo momento di delusione infatti ha accettato tutto con grande consapevolezza. Ha compreso che sua madre non è solo sua, che ha un lavoro, e soprattutto che quando si prende un impegno lo si deve rispettare.

Alla fine coincidenza ha voluto che, nonostante gli impegni (miei e suoi) fossero quasi concomitanti, abbia fatto in tempo ad arrivare per assistere alla mia presentazione. Era la sua prima volta.

Mentre rispondevo alle domande, sapevo che lui era lì attento a non perdersi nessuna parola. Quel suo interesse mi ha resa orgogliosa di quello che è diventato e, guardandolo negli occhi, ho compreso quanto fosse anche lui orgoglioso di me, orgoglioso del fatto che sua madre fosse seduta proprio lì dove di solito si siedono le sue insegnanti, al di là della scrivania (in senso figurato, visto che ero su una  semplice sedia).

Oggi torno a fare la mamma fino alla prossima volta in cui sarò di nuovo una donna che scrive senza più sensi di colpa.

 

TORTA DI MELE LEGGERA

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Noi mamme andiamo sempre di corsa, si sa. I minuti sono contati, ci inventiamo stratagemmi per ottimizzare il tempo, compreso quello passato in cucina.

Quando ho comprato il Bimby, l’ho fatto esattamente con questa idea nella testa: ottimizzare il tempo per cucinare. Per questo molte delle mie ricette hanno piccoli consigli del tutto personali. Come questa della TORTA DI MELE.

Facile e gustosa è adatta per la colazione, per la merenda o per soddisfare quella  voglia di dolci che ci prende all’improvviso. Inoltre, le mie ricette raramente contengono burro perchè preferisco di gran lunga usare l’olio d’oliva e limitare la quantità di zucchero.

Il successo è assicurato con marito, figli e amici. 🙂

INGREDIENTI:

– 240 gr di farina 0

-100 gr di zucchero

50 gr di olio d’oliva

1 bustina di lievito

2 uova

150 gr di latte

6 mele a fettine

PREPARAZIONE:

Inserite tutti gli ingredienti nel Bimby, azionate a velocità 4 per 40 secondi. (E qui arriviamo allo stratagemma utile, un solo passaggio nel Bimby).

Versate metà composto in un teglia tonda (diametro 25 cm) dove avrete prima sistemato un foglio di carta forno. Disponete metà delle fettine di mele sul composto. Versate l’altra metà del composto, poi decoratelo con quello che resta delle fettine di mele. Infornate per 30-35 minuti a 180°. Portate la teglia fuori dal forno e lasciatela raffreddare coprendola con uno strofinaccio per far sì che resti morbida.

SUGGERIMENTI:

Se preferite una versione più dolce della torta, aggiungete zucchero di canna prima di infornare oppure dello zucchero a velo quando la torta sarà raffreddata.

 

Il mondo non si ferma se non sono perfetta

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Mentre il sole stava tramontando, ho richiuso la porta di casa e mio figlio ha detto: «Mamma, voglio rifarlo!»

Ho sorriso, compiaciuta. L’ho guardato e mi sono tornate in mente tutte le peripezie che ho fatto per organizzargli un pomeriggio da passare con alcuni suoi compagni di classe. Mi sono rivista a pulire il giardino di cui di solito si occupa mio marito nel week-end (ma  vuoi lasciare quel fogliame in giro quando devono arrivare gli amici?), il Bimby in azione per tutta la mattina, il forno acceso e il buon profumo di dolci nell’aria che si è diffuso persino sul pianerottolo di casa. Mi sono rivista a girare come una trottola da una stanza all’altra, da un bagno all’altro, per dare una sistemata, spolverare, spazzare, lavare (faccende di solito destinate al fine settimana ), il tutto mentre la piccola peste richiedeva un minuto sì e l’altro pure la mia attenzione tra pappa da preparare, giochi da fare, abbracci da dispensare.

Ho ripensato al piacevole pomeriggio appena passato, alle risate, alle idee condivise, alle occhiate complici, alle battute divertenti, a quell’abbraccio simbolico che le amiche sanno darti, amiche che ti aiutano anche a dare una sistemata alle piante se necessario, che spazzano via le briciole dei muffin, riassettano tutto prima di andar via. Perché sono mamme, perché sanno.

L’ho guardato, mio figlio. Ho osservato quegli occhi contenti, la bocca ricurva in un sorriso soddisfatto. «Lo rifacciamo, vero, mamma?» mi ha supplicato.

«Sicuro!» gli ho risposto e lui è corso ad abbracciarmi.

E allora che importa se ho faticato tutta la mattina, se sono stanchissima, se ho ancora mille altre cose da fare, la cena da preparare, se devo finire una traduzione, scrivere un altro capitolo del libro che voglio mandare alla casa editrice, se, se, se?

Va bene anche se non lo faccio.

Il mondo non si ferma se io smetto di essere perfetta.

Tutto quello che ho da fare, lo farò in un modo o nell’altro.

Intanto ci concediamo ore spensierate in compagnia di persone speciali.

Ce le meritiamo entrambi.

E ci meritiamo anche di replicarle.

Una doccia, solo una doccia

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‘Vado a farmi una doccia’ annuncio a gran voce a figli e marito radunati in soggiorno. Ho il sospetto che non abbiamo recepito, ma mi allontano ugualmente.
Mi rintano nel bagno, in questo caldo pomeriggio di fine estate, felice che sia arrivato quel momento tutto per me in cui posso rilassarmi e godermi la schiuma che mi accarezza la pelle, lasciar liberi i pensieri e i ricordi di mischiarsi, quasi sentire tutte le idee che ho in testa rimbalzare producendo un suono rassicurante…
E poi…
‘Mammaaaaaaa, veni qua!’ dice la piccola peste nel suo linguaggio tutto ancora da correggere bussando in maniera insistente alla porta.
Alcuni passi si avvicinano veloci. ‘Mamma, ha fatto un disastro…’ mi annuncia lo scienziato.
‘Veni qua, mammaaaaa’ si lamenta ancora lei.
‘Mamma, non puoi immaginare…’ continua lui.
Non rispondere, mi sussurra una voce.
‘Mammaaaaaaa, veni, mamma!!!’ la voce si alza di un ottavo.
Non ci sono, praticamente non esisto, mi ripeto.
‘Mamma, ha rotto un…’
‘Non lo voglio sapere!’ urlo alle pareti coprendomi le orecchie con le mani.
Silenzio dall’altra parte, ma dura solo il tempo di un attimo.
Tutto riprende come prima. Anzi peggio.
Una doccia, volevo solo farmi una santa doccia, piagnucolo.
‘Mammaaaaa, veni qua!’
Mi rivesto in fretta e apro la porta. Mi guardano e restano ammutoliti. Devo avere un’espressione orribile perchè spalancano gli occhi e poi scappano entrambi.
Richiudo la porta, sospirando felice.
La doccia mi aspetta.

Ma lo smalto no

Rosapercaso

Donna, partorirai con dolore e morirai su un’asse di legno in mezzo al mare e all’indifferenza e all’odio, e avrai accanto il corpo che avevi partorito.

Avrai una maglietta a righe e il corpo segnato dalle ore in acqua e la faccia all’ingiù, per non vedere e non essere vista, ma a nessuno importerà niente di te.

O forse ti salverai e sbatteranno il tuo viso stravolto in prima pagina, gli occhi ancora sgranati sul fondo dell’umanità, quando il mare e gli uomini ti avranno abbandonata a te stessa e poi neanche più a quello. Ma non importerà niente a nessuno.

A meno che tu non ti metta o non ti lasci mettere uno smalto rosso. Chi sei, tu, relitto portato dal mare, per osare tanta frivolezza. Come osi far tuo un simbolo di femminilità e ostentarlo sulle tue dita nere, che fino a poco prima stringevano un’asse e il…

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Ritorno a sud, alle radici

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Ieri mio padre, dopo qualche anno passato in Veneto, ha deciso di tornare in Puglia lasciandosi alle spalle l’altra metà del cuore.
Ha caricato la sua macchina (con una tecnica precisa degna degli ingegneri moderni) e a 71 anni ha percorso 800 chilometri da solo.
Ogni tanto lo chiamavo durante il viaggio, era pimpante, allegro. L’ultima volta che l’ho fatto mi ha risposto: ‘Sono a dieci chilometri da Foggia’ e c’era commozione nella sua voce, una felicità che ha commosso anche me perché puoi fare sacrifici per il bene dei tuoi figli ma il richiamo della tua terra è sempre forte; perché il cuore è dove sei nato e cresciuto; perché puoi andare anche in capo al mondo (come ho fatto io) ma il desiderio di tornare ti terrà sveglio, ti tormenterà fino al giorno in cui percorrerai la strada al contrario per riabbracciare quella terra a cui appartieni.
Oggi, ripensando alla sua vita, ai suoi sacrifici, all’immenso dolore per la scomparsa di mia madre, alle gioie arrivate insieme ai nipoti, continuo a commuovermi. Sono felice che abbia resistito fino a questo giorno, fiera dell’uomo che è e che è sempre stato: presente in ogni momento, resiliente e generoso, un uomo che ha fatto della sua bontà il proprio tratto distintivo e che ha trasmesso alle sue figlie con determinazione rappresentando per noi un modello di vita.
Gli ho scattato questa foto per immortalare il momento del ritorno, per ricordarne la gioia.
Questa terra ha di nuovo un suo figlio, orgoglioso delle proprie radici perché… la PUGLIA è un’altra cosa.